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   Notizia del 08 dicembre 2009 ore 12:06 - Visite 98
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La storia > Maratona a piazza S.Marco Tessera il cuore dei giochi

La storia - Maratona a piazza S.Marco Tessera il cuore dei giochi
Pronto il piano della citt?eneta per sfidare Roma nella corsa alle Olimpiadi del 2020. Un progetto anche per riqualificare la zona industriale di Marghera LA MAPPA DEGLI IMPIANTI
di CORRADO ZUNINO


La storia >  Maratona a piazza S.Marco Tessera il cuore dei giochi ROMA - Sono stati fin qui in silenzio, e oggi sono un po' arrabbiati. Il comitato promotore di Venezia 2020, loro la chiamano "Venezia venti venti" per civetteria, ma anche per marcare una costante differenza progettuale, politica, di intenti e possibili risultati, martedì scorso ha voluto incontrare il sottosegretario della presidenza del Consiglio, Gianni Letta. E gli ha spiegato che Venezia non è lì per fare una finta gara con Roma per i Giochi del 2020, che secondo loro - c'erano il sindaco Massimo Cacciari, il governatore Giancarlo Galan e il presidente di Confindustria Veneto Andrea Tomat all'appuntamento istituzionale - la città ha un progetto olimpico unico, vincente. "Rispetto a Roma abbiamo più possibilità di portare le Olimpiadi in Italia".

Venezia, in verità, già aveva anticipato la capitale nel pomeriggio in cui, lo scorso due ottobre, il Comitato olimpico internazionale premiò Rio de Janeiro per il 2016 e bruciò Obama e la sua Chicago. L'annuncio ufficiale per la candidatura al 2020, pochi secondi dopo la chiusura della partita Rio, venne firmato insieme da Cacciari e Galan. Roma e Alemanno, che dall'estate aveva parlato delle sue intenzioni, furono presi in contropiede. Nei giorni successivi, poi, s'ingrossò un corteo di candidature improbabili - Bari, Palermo, la Romagna - che il Coni ha fermato per lasciare spazio alla grande gara delle città d'arte: Roma contro Venezia, ecco. Entro giugno 2011 l'Italia esprimerà la sua città candidata.

Gianni Petrucci, riaggiornando la fama di "romacentrismo" che il Coni negli anni si è guadagnato, ha fatto l'errore di incontrare in segreto il sindaco Alemanno e un paio di influenti membri Cio, Franco Carraro e Mario Pescante. Dopo le proteste di Venezia, oggi Petrucci vedrà anche Cacciari.

La capitale ha un suo progetto basato su ciò che già esiste: lo stadio Olimpico per l'atletica e la finale del calcio, lo stadio del nuoto al Foro Italico, lo stadio Flaminio per il rugby. Su questo panorama impiantistico di prima scelta lo staff di Alemanno ha innestato tre luoghi di immediata riconoscibilità nel mondo - il Colosseo, il Circo Massimo, i Fori Imperiali - e lì avrebbe destinato la lotta, il tiro con l'arco, il ciclismo. Quindi, ha affidato un pezzo importante dell'affermazione del suo dossier alla grande incognita Tor Vergata, diventata in questi mesi il "buco nero" dei mondiali di nuoto, evento che ha confermato una tradizione sportiva romana di sprechi, violazioni, ritardi.

La risposta di Venezia, dopo tanto silenzio, adesso diventa pubblica. E si concretizza con un enorme disegno urbanistico che nasce - in terraferma, a Mestre - dal nulla. Ovvero, nei prossimi undici anni il comitato insediato nel nuovo palazzo della Regione, in Fondamenta Santa Lucia, dovrà allocare in un'area ora industriale, ora di servizi - il quadrante di Tessera - un'amplissima offerta di stadi, palazzetti, arene, tribune, più zone per i media e per il broadcasting televisivo. Questa grande fabbrica sportivo-edilizia si allargherà in un territorio sul quale una forte spinta imprenditoriale viene raccolta da un governo favorevole (il Veneto oggi esprime tre ministri: Brunetta, Sacconi, Zaia). Ancora, sull'area individuata sono già previsti investimenti per lo sport: l'ottenimento dei Giochi porterebbe il budget di spesa edilizia intorno ai 500 milioni di euro. Infine, la qualità-quantità dei trasporti esistenti o progettati è elevata. E in laguna sanno che questo punto, la mobilità, è il difetto più grave dell'avversaria Roma.

L'area centrale del progetto Venezia, abbiamo detto, è il quadrante di Tessera, ovvero quel pezzo di Mestre che ruota attorno all'aeroporto Marco Polo affacciandosi sul mare e che ha ampi spazi di edificabilità. Su questa area "convergono" un aeroporto internazionale e ferrovie destinate all'alta velocità (venerdì scorso è stato sbloccato lo sviluppo del tratto Mestre-Tessera). Il metro regionale è già in funzione, il "people mover" servirà per gli spostamenti verso Venezia, poi c'è l'avveniristico progetto di metro sublagunare. Per gli spostamenti su gomma sono vicini lo svincolo della tangenziale e la bretella autostradale. "Il centro dei giochi crescerà a tremila metri dall'aeroporto, ci si potrà muovere a piedi, una cosa mai vista nella storia delle olimpiadi", dice Federico Fantini, direttore generale del comitato promotore, già manager Benetton e Infostrada.

A Tessera il "piano Venezia" - vicino a una sua stesura definitiva - prevede lo Stadio olimpico: 25-30 mila posti fissi che potranno diventare 80 mila attraverso strutture mobili. Nel cosiddetto "parco tecnologico Vega" ci saranno il Palazzetto dello sport (per basket e volley) e l'arena indoor per la ginnastica. Nel parco di San Giuliano si prevede il tiro con l'arco. Ancora, l'Acquacenter per nuoto, tuffi e pallanuoto. Nell'area Tessera, abbiamo visto, si progetta il villaggio olimpico: opera centrale per la candidatura, da allargare su 320 mila metri quadrati, un milione di metri cubi di cemento. Quindi, sarà qui l'altrettanto imponente zona per i media e la produzione televisiva. Sono sette blocchi olimpici concentrati a Tessera: "venues" o "location" secondo le carte ufficiali. Il cuore dei Giochi in laguna.

Le "Olimpiadi a Tessera" per la prima volta si mostrano nella sua identità urbanistica: un'operazione gigantesca, che ha già stimolato appetiti speculativi da parte dei proprietari terrieri. Diversi appezzamenti individuati sono nelle mani della municipalità, ma in un'"operazione immobiliare" di questa portata e dotata di questi tempi (undici anni per realizzarla) molti passaggi e alcune cessioni sono ancora da realizzare.

Un aspetto portante della candidatura di Venezia è la riqualificazione dell'area industriale di Marghera. Con i giganteschi finanziamenti pubblici previsti per l'eventuale organizzazione olimpica si potrà mettere mano alla trasformazione di uno dei territori più critici del paese, "Il Petrolchimico". Ecco, a Marghera, dove in un primo momento si era immaginato addirittura il villaggio olimpico, si sta progettando un palazzetto per una serie di discipline al chiuso ancora da definire.

L'accusa preventiva che viene fatta al comitato promotore di "Venezia venti venti" è quella di utilizzare la città storica come il fondale di un'Olimpiade che, in realtà, si farà a Mestre, in provincia e addirittura in altri comuni. Nel centro storico si prevede solo la maratona finale, che prevede un passaggio di suggestione unica: a fianco di piazza San Marco con il traguardo fissato all'Arsenale. Al Lido di Venezia, da sempre set della Mostra dell'arte cinematografica, si potrebbe collocare il golf: oggi, lì, esiste un campo certificato Wwf, si sta lavorando per un eventuale allargamento. L'alternativa è l'erba di Martellago. Sulle spiagge di Jesolo si immagina il beach volley e, nella cittadina adriatica, un palazzetto che potrebbe ospitare il torneo di ping pong.

Questo è il cuore veneziano dell'impresa: "Il 70 per cento degli impianti saranno costruiti nella nostra città", assicura Cacciari. Per il restante trenta per cento si è già iniziato a chiedere collaborazione ai comuni vicini, ad alcune province limitrofe. Innanzitutto Padova, un quarto d'ora di autostrada da Venezia, una tradizione sia nell'equitazione (la Padovanella) che nella ginnastica. Qui il "progetto 2020" immagina tre palazzetti dello sport che potranno ospitare il fioretto e la lotta, il pugilato, lo judo, il sollevamento pesi. A Rovigo s'ipotizza invece il tiro a volo, nel Golfo di Trieste la vela. Ci si sposta sul Lago di Garda, ai confini ad ovest con la Lombardia, per le gare di windsurf.

Treviso è un'altra città a cui "Venezia 2020" chiede un sostanziale aiuto: lì ci sono alcune strutture utili e altre sono in via di progettazione. Il "master plan" colloca a Treviso due arene al chiuso: una sarà un velodromo per il ciclismo su pista. Intorno alla città, poi, s'immagina il percorso per la gara di ciclismo su strada. Quindi, il canottaggio: esiste un bacino ottimale alle Bandie, dove si possono erigere ampi spalti.

Il calcio è un problema. Oggi, il disastrato Fbc Unione Venezia gioca in laguna, nel vecchissimo "Penzo" sull'isola di Sant'Elena. Per il torneo più articolato delle olimpiadi - il calcio, appunto - si chiederà ospitalità alle vicine Verona e Udine ipotizzando una finale a San Siro, Milano. Non è stata ancora decisa l'area del rugby a sette, ma tra Rovigo, Padova e San Donà, con la loro disponibilità di campi e la loro tradizione organizzativa, non sarà difficile situare la location olimpica. Più critica, per ora, è la sistemazione del tennis, visto che il Tennis club Mestre, il più ampio della città, non ha spazi sufficienti.

Questo è il progetto sportivo prodotto dal comitato veneziano, al lavoro con venti uomini che hanno studiato Pechino 2008, ma soprattutto hanno visitato i cantieri di Londra 2012. Il sindaco Cacciari, poi, ha accolto con favore la suggestione di portare navi da crociera nell'area portuale: saranno a servizio dell'evento. "Possiamo ospitare squadre, giornalisti e turisti in un raggio di cinquanta chilometri", assicura Fantini, "abbiamo la situazione più virtuosa e una straordinaria compattezza del piano. Gli investimenti sull'area stanno avanzando a prescindere dai Giochi. Le Olimpiadi sono, però, un'occasione irripetibile per spendere denaro con grande efficienza". Dice Sandro Simionato, assessore allo Sport del Comune: "Partiamo da una posizione di ritardo politico, ma abbiamo un appeal contemporaneo".

A Venezia assicurano un impatto dei Giochi sull'ambiente "vicino allo zero", costi ridotti all'osso, rapidità di spostamenti per tutti. E mostrano un testimonial come Sara Simeoni e un sito internet ufficiale. Sul piano organizzativo sono più avanti e le infrastrutture di base sono già progettate e cantierabili. Chiude il sindaco Cacciari. "La nostra città può combinare le Olimpiadi non solo con il suo mito, ma anche con la valorizzazione piena di un'area industriale, quella veneta, che da anni il Paese definisce centrale".


Origine: Repubblica

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