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   Notizia del 14 ottobre 2009 ore 15:52 - Visite 286
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L'Inno di Mameli usato in uno spot "Sorelle d'Italia? Non si fa"

Un'azienda utilizza il brano per pubblicizzare calze e collant
Il viceministro del Lavoro: "Piuttosto bisognerebbe fare pubblicità all'Inno"
L'Inno di Mameli usato in uno spot "Sorelle d'Italia? Non si fa"
Il presidente della Provincia di Savona: "Ritirate subito lo spot"
Gasparri: "Non si mescolano le ragioni del commercio con quelle della nazione"
di GIUSI SPICA


ROMA - L'Inno di Mameli utilizzato come colonna sonora dello spot pubblicitario di una nota azienda che produce calze e collant. Cantato da una voce femminile, che esalta lo spirito da "sorelle d'Italia". Ed è subito polemica. Il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, dice che piuttosto sarebbe meglio "fare pubblicità all'Inno". Più duro il presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza: "E' una vergogna". E il coordinatore del Pdl milanese, Romano La Russa, invoca l'intervento dell'Authorithy per le Telecomunicazioni.

Lo spot. Si chiama "Sorelle d'Italia" la colonna sonora del nuovo spot di Calzedonia. La pubblicità sotto accusa, realizzata da Saatchi&Saatchi e diretta dal regista Luca Lucini, si apre con un risveglio sulla campagna romana e finisce con un suggestivo tramonto sui tetti della capitale. Nel video scorrono le immagini di donne che, avvolte in calze e collant, si abbandonano a momenti di svago o relax. Alla fine, una dedica: "A Italia, Vittoria, Laura e tutte le altre".

L'azienda si difende. In una nota, si spiega che non c'è alcun intento satirico: "Lo spot rappresenta un omaggio che Calzedonia dedica a tutte le donne attraverso un'inedita interpretazione al femminile dell'Inno - si legge nel comunicato - dove i termini Italia e Vittoria vengono fatti rivivere per la prima volta con il significato di nomi di donna. Un messaggio forte che fa appello alle infinite risorse delle donne".

Il precedente. La trovata pubblicitaria del noto brand non rappresenta l'unico esempio di un utilizzo più o meno "improprio" dell'Inno. Già l'attore milanese Paolo Rossi, durante uno spettacolo teatrale, aveva utilizzato le parole di Fratelli d'Italia, ma sulle note di Sapore di sale, per fare la parodia dell'Italietta.

Le reazioni. Dopo la messa in onda, subito sono scattate le polemiche. "Più che usare l'inno nazionale distorto per fare pubblicità, bisognerebbe fare pubblicità all'inno nazionale", dice il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli. Più duro il commento Angelo Vaccarezza, presidente della Provincia di Savona e fervido sostenitore dell'importanza dei simboli nazionali: "Con il canto degli italiani non si gioca. E non si può nemmeno metterlo sotto i piedi. Sentirlo in un spot di calze da donna è una vergogna. Chiedo all'azienda di toglierlo". Sull'argomento è intervenuto anche Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato: "Bisognerebbe evitare di mescolare
il commercio con l'Inno d'Italia, che va sempre rispettato".

Crosetto: "Uno spot bellissimo". Al fronte degli indignati risponde Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa: "Lo spot con l'Inno di Mameli? Bellissimo". Sorpreso per la reazione dei compagni di partito, commenta: "Ci sono altre cose per cui indignarsi, non certo per l'intelligenza e la fantasia".

Il giurista: "E' assolutamente legittimo". Sotto il profilo giuridico, lo spot è assolutamente legittimo. "Non c'è alcuna legge che vieti di utilizzare l'inno di Mameli a scopi diversi da quelli celebrativi, né si profila violazione del diritto d'autore", spiega Guido Scorza, avvocato specializzato in copyright. Più di una volta in Parlamento sono sbarcati disegni di legge sul cerimoniale per l'esecuzione dell'inno nazionale, mai andati in porto. L'ultima proposta, in ordine di tempo, è del 22 maggio 2008, ma non è ancora iniziato l'esame. In assenza di una regolamentazione, resta comunque la querelle sull'opportunità dell'utililizzo per scopi commerciali. Secondo Scorza, "non c'è volontà vilipendiosa o satirica. E' solo un colpo di teatro pubblicitario. L'inno ne esce assolutamente bene".

Il dibattito sul web. Divisa anche la piazza virtuale. Il dibattito impazza infatti sui forum dei siti commerciali. Tra i tanti commenti di disapprovazione, emergono anche voci discordanti, che nello spot non ravvisano nulla di offensivo.


Origine: Repubblica

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