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   Notizia del 31 luglio 2013 ore 10:18 - Visite 4857
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La "sottile linea verde" dove i ranger combattono per difendere gli elefanti



UNA FASCIA di terra si estende per quasi 5.000 chilometri quadrati nel cuore dell'Africa lungo il bacino del fiume Congo. È la 'sottile linea verde': qui si trovano alcune delle più grandi riserve naturali del continente, dove vivono elefanti, rinoceronti e altre specie rare, in uno dei più grandi polmoni verdi del pianeta. Ma in Africa ogni ricchezza, dai diamanti insanguinati della Sierra Leone ai minerali saccheggiati dal Congo, si trasforma in una maledizione.

E così la sottile linea verde da alcuni anni è diventata la trincea di una guerra dimenticata. Dove gli interessi dei trafficanti d'avorio si confondono con quelli dei signori della guerra locali, dove la vita di un animale non ha valore al pari di quella di un uomo. A combatterla, e a restarne vittime, sono i ranger africani, le uniche autorità nella savana contro i cacciatori di frodo e i trafficanti d'avorio.

Negli ultimi dieci anni, secondo i dati della Thin green line foundation,  sono almeno 1000 i ranger uccisi dai bracconieri nel modno. In India, alcuni ranger sono stati sepolti vivi da un gruppo di cacciatori di frodo. In Sudamerica, rischiano la loro vita ogni volta che entrano in contrasto con i cartelli criminali o i proprietari dei terreni dove si coltiva la droga. Ma è l'Africa il campo di battaglia più sanguinoso: solo nel parco nazionale del Congo dal 2000 sono caduti almeno 182 ranger.

Uccisi
in scontri a fuoco con i cacciatori di frodo, in brutali esecuzioni o addirittura vittime di azioni di guerriglia. Come è successo un anno fa in Chad, nel parco nazionale di Zakouma, dove un commando di bracconieri ha fatto irruzione in un campo di ranger uccidendo cinque guardaparchi. O in Kenya, dove in un agguato sono caduti sei ranger. Una guerra che non risparmia nemmeno le donne: Florence Hadia Abae, uccisa a sangue freddo da un bracconiere con un colpo alla testa, o Esnart Paundi massacrata a colpi di machete.

Per difendersi i ranger  della sottile linea verde girano armati come soldati, con fucili d'assalto, giubbotti antiproiettili e persino lanciarazzi, su pickup con mitragliatrice: spesso sono più addestrati a combattere che a conoscere l'ambiente. In Sudafrica, stanno trattando con il governo per l'acquisto dal Pentagono di alcuni droni: grazie a questi costosi strumenti, riuscirebbero a monitorare per 16 ore, da 4.500 metri d'altezza, ogni movimento nel parco, e intervenire al momento e al posto giusto anche di notte.

Perché non è una guerra ad armi pari: i ranger sono pochi, malpagati e spesso non hanno né l'equipaggiamento né le risorse e l'esperienza necessaria per contrastare i bracconieri. Veri e propri soldati con addestramento militare, in alcuni casi sono dei disertori, e alle spalle hanno ricchi finanziatori che gli forniscono armi, proiettili tranquillanti, visori notturni, giubbotti antiproiettili, mine antiuomo. E persino elicotteri.

All'inizio non ci credevano nemmeno i ranger del Parco nazionale di Garamba. Ventidue elefanti morti, tra cui alcuni cuccioli, erano ammassati in mezzo alla savana, senza più zanne. Molti uccisi da un solo proiettile sulla sommità della testa. Non c'erano tracce che si allontanassero, nessun segno che i bracconieri avessero seguito le loro prede da terra.  I cacciatori di frodo avevano, infatti, utilizzato un elicottero dell'esercito ugandese prima per inseguire e sterminare il branco, poi per fuggire in fretta con il bottino.

LE FOTO

Un'escalation militare che non è passata inosservata alle Nazioni Unite. In un rapporto presntato il 29 maggio al Consiglio di Sicurezza, il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon ha sottolineato come il bracconaggio in Africa stia diventando una importante fonte di finanziamento per il terrorismo e per i gruppi armati che operano nelle regioni centrali del continente africano. La situazione si sta aggravando anche perché i bracconieri avrebbero a disposizione armi sofisticate e potenti, arrivate dalla Libia dopo la caduta di Gheddafi.

Ma soprattutto perché il mercato illegale di avorio, fa gola alle organizzazioni criminali internazionali, che si alleano con i signori della guerra locali, come l'Esercito di resistenza del Signore, l'Al-Shabaab e i janjaweed del Darfur, che danno la caccia agli elefanti e aiutano a spostare le zanne attraverso i confini permeabili grazie ai funzionari corrotti dell'Africa sub-sahariana fino a imbarcarlo stipato in grandi container, per comprare armi a alimentare i loro conflitti.

Alcuni Paesi hanno deciso di impiegare l'esercito contro i cacciatori di frodo. Il Camerun ha annunciato di arruolare nei prossimi cinque anni 2.500 nuovi ranger. Il Sudafrica ha inviato una divisione dell'esercito regolare a pattugliare il confine con il Mozambico dove si trovano le basi di alcuni bracconieri, mentre in Gabon lo staff dei parchi nazionali è passato da 100 unità a 500 e la metà sono militari.

Insomma, la guerra al mercato illegale di avorio assomiglia sempre più alla lotta alla droga. E come per gli stupefacenti, i profitti dei trafficanti sono altissimi. In Cina, dove approda circa il 70% dell'avorio illegale e il mercato è fiorente perché privo di regole, il prezzo di un chilo del prezioso materiale raggiunge la stratosferica cifra di 2.000 euro al chilo. E a volte i trafficanti ricevo ordinazioni anche superiori al quintale. Otto corni di rinoceronte, utilizzati per farne una polvere che secondo gli asiatici ha proprietà taumaturgiche, sono valutati intorno al mezzo milione di euro.

Dal 2007, trainato dal boom della domanda di ornamenti in una Cina dove la classe media ha visto aumentare vertiginosamente il potere d'acquisto, il traffico illegale è raddoppiato. Nel 2011 è stato battuto il record di avorio illegale sequestrato nel mondo: 38,8 tonnellate, pari alle zanne di oltre 4000 elefanti morti. Nelle Filippine, come ha dimostrato un'inchiesta di National Geographic, questo materiale viene utilizzato per scolpire elaborati oggetti di culto che sono parte integrante della pratica religiosa.

Proprio nell'arcipelago asiatico, porta d'ingresso delle zanne verso la Cina, dal 1989, anno in cui è stato messo fuori legge il traffico, al 2009 sono state sequestrate 13 tonnellate d'avorio. La scorsa settimana le autorità civili in una cerimonia hanno distrutto cinque tonnellate di zanne, per un valore di 10 milioni di dollari. Però, proprio come nel traffico di droga, i rischi non scoraggiano, ma anzi rendono più spregiudicati i trafficanti, che possono alzare il prezzo della loro preziosa merce.

E così, continua il massacro di animali selvaggi, tanto da mettere a rischio la sopravvivenza di alcune specie, come il rinoceronte nero. I numeri sono impressionanti: 11mila elefanti uccisi in un anno, in Sudafrica in media viene ucciso un rinoceronte ogni 11 ore. Secondo la "Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio" (Cites), a causa del contrabbando la popolazione di elefanti in Africa è scesa tra le 420 mila e le 650 mila unità.

Due numeri sono sufficienti a testimoniare lo sterminio. Il parco di Zakouma in dieci anni ha perso il 90% dei suoi elefanti, dai 4.350 del 2002 ai 450 attuali, mentre nel parco di Garamba, che un tempo ospitava 20mila elefanti, adesso ne sono rimasti solo 2.400.
 

Origine: Repubblica

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