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   Notizia del 25 febbraio 2012 ore 13:45 - Visite 113
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"Io, tre mesi sulla torre per un lavoro che non c'è più"



di FABRIZIO RAVELLI
MILANO - Alle cinque di ieri mattina ha abbracciato il compagno Stanislao Focarelli, che resta solo là sopra: "Me ne vado solo per stare un po' con mia figlia, che non mi vede da 78 giorni. Ma ci rivediamo presto. E la nostra lotta non finisce qui". Poi Oliviero Cassini ha sceso gli scalini fino alla massicciata del binario 21 e se n'è tornato a casa, in un paese del piacentino. Quasi tre mesi là sopra al freddo non sono uno scherzo, eppure questa non è una resa. Gli operai della Wagon Lits, licenziati in blocco (800 in tutta Italia, e fra loro 152 in Lombardia), restano appesi a una protesta che è diventata un simbolo del lavoro tradito, e paga il rischio della visibilità: grande solidarietà diffusa, ma finora nessun risultato. "Anche il sindacato ci lascia soli  -  accusa uno di loro, sotto la torre  -  Ci hanno perfino tagliato i viveri. Sarà che non siamo dipendenti di Trenitalia, e abbiamo meno valore". Oliviero Cassini, quando è sceso, stava benissimo nonostante la prova. Ma non ce la faceva più a restare lontano da Laura, 8 anni, la sua bambina.

"L'ho sempre sentita al telefono, e abbiamo fatto come se fosse un gioco". A casa, ha staccato il telefonino anche per gli amici. Ma al binario 21 pensano che tornerà presto: "Noi comunque non molliamo - dice Stanislao, calabrese del cosentino, per telefono dall'alto - Questo non è un gioco, ci sono in ballo i posti di lavoro e la
sopravvivenza di tante famiglie". Promesse ne hanno avute: "Vendola quando è stato qui due settimane fa ci ha garantito che avrebbe incontrato il ministro Passera. E così ha fatto, qualche giorno fa. Adesso aspettiamo di vedere se ne esce qualcosa. Noi tiriamo avanti, e non siamo sfiduciati".

C'è un bellissimo tramonto rosso e turchese sulla Centrale. Dal binario 21 sta per partire il regionale veloce per Asti delle 18,30. Qualche macchinista, passando, suona la sirena per salutare. Stanislao dice che oggi Milano è bellissima. Lui è su da 23 giorni. Con gli altri hanno passato notti a meno 14, in tre sacchi a pelo uno dentro l'altro, un cesso chimico nell'angolo della piattaforma, qualche salviettina umida per lavarsi alla meno peggio. Sì, Milano oggi è bellissima, ma sembra che gli operai della torre ormai facciano parte del paesaggio, un'isola col suo campanile. In tanti hanno provato a farli scendere, con la ragionevole constatazione che non c'erano prospettive. Ma non c'è niente di ragionevole, quando uno ha perso il lavoro e non sa come tirare avanti.

"La nostra è una protesta civile - ci diceva Oliviero due settimane fa - E sarà per questo che dà anche fastidio" Stava leggendo La questione morale di Enrico Berlinguer: "Di questo passo avremo sempre più una società di disperati, con il caporalato legalizzato e senza prospettive". Sono una quarantina quelli che si danno il turno qua sotto: una tenda fa da cucina, una da mensa, e altre quattro per chi dorme qui. C'è chi viene solo per dare solidarietà. Vinicio Capossela dieci giorni fa ha fatto un vero concerto: un'ora e mezza di musica nel gelo. Elio e le Storie tese pure sono passati a portare un saluto. La solidarietà, ma anche qualche delusione, come quella che Oliviero confessava ieri al Fatto: "La solidarietà fa il pari con le assurdità di quei politici che magari dopo essere passati a salutarci si sono lamentati perché i giornali non li hanno citati, oppure quelli che sostenevano che non dormissimo davvero qui sopra, insomma quanti hanno cercato di farci passare per esibizionisti in cerca di visibilità". Ripetono, gli operai della Wagon Lits, che tagliare i treni notturni è un'offesa alla coesione del Paese, e al diritto di spostamento garantito dalla Costituzione. E ce l'hanno anche con i sindacati che non hanno nemmeno organizzato uno straccio di sciopero per loro.

"Ci hanno anche tagliato i viveri - dice Luca, romano - Stamattina ho chiesto se poteva avere un po' di salsiccia, ma mi hanno detto che i fondi scarseggiano, e quindi niente salsiccia. Ormai ci affidiamo alla generosità della gente: ci serve legna da bruciare per scaldarci, e cibi non deperibili. E perfino qualche soldo ci farebbe comodo". Luca è un conduttore (cioè chi governa un vagone letto): "Figlio di conduttore, e nipote di conduttore. Ha cominciato mio nonno, che era del 1908. Mio padre, che è del 1935, ancora non ci crede che hanno abolito i nostri treni. In famiglia ne abbiamo macinati di chilometri". E quando Trenitalia ha progettato i tagli, sono cominciati i guai: "Ci siamo sempre sobbarcati noi, di fronte ai passeggeri, tutti i disservizi. Prima l'azienda ha boicottato le pulizie, e i vagoni erano sporchi. Poi la manutenzione. E infine le prenotazioni, sembrava che non ci fossero mai posti ma i treni erano vuoti".

Oliviero s'è trovato in mezzo a una strada dopo 28 anni. Peppe ha pure la moglie licenziata, e si sta spendendo i risparmi per campare. Carmine ha tre figli, e anche la suocera a carico. Sono sempre qui sotto la torre, a turno, magari sacramentando contro gli altri 100 licenziati lombardi che non si sono mai fatti vedere. "Non è che aspettiamo un miracolo, e nemmeno di essere più speciali di tutti gli altri lavoratori che in Italia hanno perso il posto. Ma ci sarà qualcuno che vuole affrontare la questione, se le cosiddette ferrovie dello Stato tagliano in due il Paese?".
Intanto la loro mensa improvvisata, per tutti quelli che passano all'ora dei pasti, continua a funzionare: ottime pastasciutte, cucina calabrese. Provano anche a scherzare: stasera musica "con il grande e famoso Ciro Spera", accompagnato da Pino alla tastiera. Licenziati anche loro.

Origine: Repubblica

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