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   Notizia del 25 febbraio 2012 ore 13:45 - Visite 20
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Jessica Lange: "Perché mi piace fotografare il mondo"



Jessica Lange: IL PRETESTO per l'incontro con Jessica Lange (si pronuncia "lein") è il lancio della nuova serie della rete via cavo FX American Horror Story, grazie alla quale ha da poco vinto un Golden Globe come miglior attrice non protagonista. Ma la conversazione devia presto su ben altro: la fotografia, il suo grande hobby, la sua passione. Non tutti sanno che la Lange è un'esperta fotografa, con varie mostre in curriculum durante la sua lunga carriera cinematografica.

Una carriera iniziata nel 1976 col King Kong prodotto da Dino De Laurentiis, a cui si deve la scoperta della futura diva, poi premio Oscar come migliore attrice nel 1994 per Blue Sky. E, oltre alle mostre, un libro recente, 50 Photographs di Jessica Lange, con un'introduzione di Patti Smith in cui si legge: "Come attrice è stata illuminata dalla stessa luce da cui è attratta". Le foto della Lange hanno una forza speciale: sono immagini per lo più sgranate e in bianco e nero, scattate con una Leica M6, la sua "arma" preferita. Mai un flash o luci artificiali, angoli di ripresa stranissimi a proiettare un'inquietante atmosfera di mistero. Molte vanno lette in chiave intimista (una coppia che danza, un padre che gioca con la figlioletta, vari ritratti del suo compagno, l'attore-scrittore Sam Shepard), storie private che diventano pubbliche. Di certo Jessica Lange, abituata ad essere guardata, sa guardare il mondo: "Senza dubbio la nozione di essere osservata, intrinseca al mestiere di attore, è ribaltata attraverso la fotografia" riflette
l'attrice. "Il fotografo ha la sua macchina messa tra sé e il suo soggetto. Mi affascina la possibilità di essere anonimi che viene garantita dalla fotografia. Non sei mai certo di chi c'è dietro l'obiettivo. Non sai di chi sia l'occhio che guarda. Ed è una domanda che non dovrebbe mai trovare risposta".

La Lange ha scoperto la passione per la fotografia ai tempi dell'università: "Feci un corso di fotografia alla University of Minnesota nel 1969, e me ne innamorai subito" ricorda. "Ero convinta che la fotografia sarebbe stata il mio destino. Invece venni assunta come modella, ebbi successo, poi iniziai quasi per caso a recitare. Da allora non ho più pensato alla fotografia come lavoro. Sono un'attrice e basta, non ho altre pretese. Alla fotografia non mi sono più dedicata, fino a quando, una ventina d'anni fa, Sam tornò a casa con una Leica in regalo. Una nuova illuminazione". Da quel momento ha ripreso subito a scattare: "All'inizio facevo foto dei miei figli, di Sam, della nostra casa nella campagna del Minnesota, vicino al luogo dove ero nata, poi nella nostra nuova fattoria in Virginia, dove stiamo quando non siamo a New York. Finita la pellicola mi chiudevo nella camera oscura, di notte, dopo aver messo i bambini a letto, mettevo un album di Al Green o Sam Cooke e sviluppavo le foto. Sono diventata brava. Mi piace moltissimo farlo anche adesso, nell'era digitale: le stampe e gli ingrandimenti per le mostre me li faccio da sola".

È in occasione di una delle sue mostre, nella Rose Gallery di Santa Monica lo scorso anno, che è stato presentato per la prima volta il libro 50 Photographs, "una sorta di cronaca di 15 anni passati a fotografare i posti dove andavo, dal Nord America all'Africa all'Europa. Sono per lo più foto in bianco e nero di luoghi come il Messico e la Romania. Di nuovo, una sorta di diario di viaggio. Sono rimasta affascinata da un piccolo cimitero con le sue lapidi, da una spiaggia nell'ora del crepuscolo. Ma ci sono anche ritratti rubati, di gente qualunque. Ho cercato di dare ad ogni immagine un'atmosfera particolare, un umore via via differente".

Per Jessica Lange la fotografia è una sorta di custode della memoria: "Ho registrato, tra foto e video, la vita della mia famiglia, coi bambini che crescono e Sam. Non ho mai buttato niente, tengo tutto. L'anno scorso ho montato un filmino contenente immagini e foto degli ultimi 25 anni della mia famiglia. Ho anche fatto un magazzino con i miei archivi. È il "deposito" della mia vita. Lì c'è tutto: da ogni singola foto alle mie sculture, a ogni piccolo disegno, mio e soprattutto dei miei figli. Ho conservato perfino i loro dentini da latte, e le foto scattate sia dei denti caduti che di loro sdentati". Un feticismo totale, che la fotografia permette di collezionare con cura. Tanti sono stati i fotografi che l'hanno ispirata, ma una in particolare: "Ho una grande ammirazione per Tina Modotti. Anche lei era modella e attrice, oltre che fotografa. Amo moltissimo i suoi ritratti di persone, famose o meno, e le cronache fotografiche della sua vita tra l'Italia, il Messico, Londra e Parigi. Ma ovviamente sarebbe assurdo, nel mio caso di "dilettante", avere dei modelli. Quando fotografo sono il mio istinto e la mia Leica che comandano".

Origine: Repubblica

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