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   Notizia del 22 febbraio 2012 ore 12:44 - Visite 119
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Formigli: "Sentenza sproporzionata Un attacco al diritto di critica"



ROMA - Un servizio di 50 secondi. Veloce come la velocità dell'auto, una Alfa Mito, che Corrado Formigli ha messo in discussione su Annozero il 2 dicembre del 2010. Per quel servizio, in cui venivano paragonate tre auto, Formigli e la Rai sono stati condannati a pagare in totale sette milioni di euro. Il giudice Maura Sabbione del tribunale di Torino l'ha definito un servizio giornalistico "denigratorio" nei confronti della Fiat Group Automobiles. E ha deciso cinque milioni e 250 mila euro di danni morali. Due milioni potranno essere riconosciuti per la pubblicazione della sentenza, entro 15 giorni, sui quotidiani la Stampa, la Repubblica e il Corriere della Sera ed entro 45 giorni sul periodico Quattroruote.

"Sono sconvolto", dice Corrado Formigli. "E' una sentenza sproporzionata - continua - Cinque milioni e 250mila di danni non patrimoniali, il restante di danni patrimoniali. Solitamente questo tipo di condanna avviene quando si tratta di persone fisiche". Fa una pausa, prende fiato. O forse cerca le parole. Ma non trova un aggettivo diverso. "E' sproporzionato", ripete.

"Avevo fatto un test di velocità fra tre vetture per discutere se l'Alfa Romeo fosse ancora un'auto sportiva. Nel servizio ci riferivamo a una prova cronometrata da Quattroruote. E la Fiat era la meno veloce. Meno veloce della Mini.
Meno veloce perfino della sentenza, che è arrivata a un anno e mezzo dalla trasmissione", continua il giornalista.

Il punto principale resta un altro: "Io ho espresso un diritto di critica. Ma come può un giornalista essere gravato di una cifra simile? La Fiat poi neanche contesta il fatto. La Mito è davvero meno veloce, quello che contesta l'azienda è un danno morale. Pensare che il danno morale per la perdita di un figlio ammonta a poco più di 308mila euro, quello per un'auto a quanto pare può arrivare a sette milioni". Nella sentenza si legge che "le affermazioni andate in onda" furono "fortemente denigratorie e lesive dell'immagine e dell'onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti fatte a commento di una pseudo-prova comparativa". Secondo la Fiat il test di Formigli non era stato fatto nel modo corretto, perché si riferiva a una sola stagione, quella autunnale, e perché considerava solo un parametro, la velocità, e non molti altri.

"Ammesso anche questo, ma perché se mi occupo della sportività dell'auto, devo anche parlare della capienza del portabagagli? Il danno e l'ammontare della pena resta sproporzionato. La verità resta nel fatto che esprimi una critica e vieni massacrato dalla sentenza. Ci sarà una corte d'appello, ci sarà la Rai ma non è questo il punto. Il punto è sentirsi intimiditi. Fare questo lavoro significa informare, non creare notizie, significa mettersi e mettere in discussione, significa anche cercare di avere un'opinione. E' chiaro che una sentenza del genere intimidisce un giornalista. Invece di fare un servizio in grado di apportare un beneficio alla crescita o alla competitività anche di un'azienda, ho fatto un 'danno morale' a un'azienda. Certo che una sentenza del genere impaurisce".

La Rai impugnerà la sentenza precisando in una nota che "ogni commento sarà articolato nell'atto di impugnazione in corso di predisposizione". Con Formigli si sono schierati tra gli altri la Federazione nazionale della stampa italiana, Beppe Giulietti di Articolo 21 e Giorgio Airaudo della Fiom.

In ogni caso, conclude il giornalista "non sono stato denigratorio. Così dice la sentenza 'denigratorio'". Un servizio di 50 secondi. Un'Alfa Mito più lenta di una Mini. Sette milioni di danni morali riconosciuti al Lingotto. L'equivalente del danno morale per tanti figli morti, troppi. E il video incriminato non è più visibile: il giudice ne ha disposto la rimozione immediata dal sito di Annozero.

Origine: Repubblica

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