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   Notizia del 31 agosto 2011 ore 14:21 - Visite 525
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Nord Corea, le spie finanziate con i soldi dei giochi online



ROMA - Un esercito di agenti nordcoreani sono stati sguinzagliati sul web. Ma le direttive di Pyongyang, stavolta, non sono quelle di attaccare qualche sito capitalista o di paralizzare la rete bancaria dei cugini del sud. Gli hacker del Korea Computer Center, istituto per la ricerca avanzata nato nel 1990, devono invece raccogliere valuta straniera, attraverso i giochi di ruolo di massa online e il commercio di beni virtuali.

Questi videogame compongono una vasta costellazione di mondi fantasy o fantascientifici frequentati giorno e notte da decine di milioni di persone. Molte delle quali sono disposte a pagare in dollari ed euro per un'armatura rara, una spada introvabile o semplicemente per ottenere senza sforzi montagne di monete digitali da spendere per il proprio equipaggiamento. 

E' così, per la prima volta, la polizia della Corea del Sud ha arrestato cinque persone con l'accusa di lavorare e generare profitti per i servizi segreti del Nord in videogame come Lineage o World of Warcraft. I cinque, tutti sudcoreani eccetto un cinese, sarebbero stati assoldati da un gruppo di 30 ingegneri e informatici di alto livello di Pyongyang, tutti usciti dall'Università Kim Il-sung e dall'università della tecnologia Kim Chaek, per smerciare valuta falsa virtuale fabbricata in Nord Corea. Una frode che ha portato a risultati interessanti: sei milioni di dollari, veri, incassati
in due anni.

Non solo: stando al Korea Times, un ufficiale delle forze dell'ordine di Seul ha sostenuto che gli hacker nordcoreani, tramite i loro emissari, sono riusciti a installare in più di dodicimila computer software per rubare oggetti di gioco all'insaputa degli utenti. L'operazione sarebbe stata progettata dall'Office 39, dipartimento governativo agli ordini di Kim Jong-Il per la raccolta di valuta straniera attraverso mezzi illeciti. Incluso il traffico di droga.   

Secondo la valutazione della Banca Mondiale, la compravendita di beni virtuali nel 2009 ha generato tre miliardi di dollari. Ma c'è chi si spinge oltre. Come Julian Dibbell, giornalista americano che per un anno intero ha vissuto solo dei guadagni fatti in Rete nei mondi virtuali.

Nel suo libro Play Money, Dibbell ha sostenuto che circa centomila persone in Cina lavorano in questo campo. Sono i cosiddetti "gold farmer", raccoglitori d'oro (virtuale), forza lavoro di un mercato nero capace di rivaleggiare con il prodotto interno lordo dell'Albania e che supera di poco i 10 miliardi di dollari l'anno. Sono persone che passano dodici ore al giorno davanti al monitor, scorrazzando nei giochi in cerca di materie prime da convertire in soldi virtuali e poi da rivendere ai ricchi giocatori occidentali.

Diecimila di questi gold farmer, secondo la polizia sudcoreana, sarebbero al soldo di Pyongyang da almeno due o tre anni. L'Economist ha calcolato che ognuno di loro invia mensilmente 500 dollari al regime di Kim Jong-Il, dunque cinque milioni di dollari in totale. Cifra inverosimile, anche se Scott Hartsman, produttore del gioco di ruolo di massa Rift, qualche giorno fa ha sostenuto che questo giro d'affari è molto più ampio di quel che si crede in genere. Perché vanno calcolati anche i furti e le truffe. Hartsman purtroppo però non ha fornito cifre.

L'ultima mossa della Blizzard, la stessa di World of Warcraft che con i suoi 11 milioni di utenti è il gioco di massa online più frequentato al mondo, sembra però dimostrare questa tesi. Almeno in parte. Nel suo nuovo videogame in uscita entro fine anno, Diablo III, ci sarà infatti un sistema di conversione di beni virtuali in valuta reale.

La Blizzard - a differenza della Sony Online che dal 2005 ha aperto la sua Station Exchange per titoli come Everquest II e Star Wars Galaxies - in passato aveva sempre combattuto il fenomeno dei gold farmer cacciando quei giocatori che venivano colti in fragrante a smerciare i beni raccolti nel gioco. Evidentemente però il fenomeno è incontrollabile. Meglio quindi renderlo legale, rendendo felice il Caro Leader e i suoi hacker.   

Origine: Repubblica

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